Sai cosa significa perdere un bambino?

La morte, il lutto, il dolore della perdita, sono esperienze che prima o poi, nella vita, toccano tutti. E ogni volta è un’esperienza dura, intensa, faticosa: ognuno a modo suo affronta la necessità di ritrovarsi e di ritrovare in sé qualcosa di chi ha perso, per poter andare avanti.

Ma perdere un bambino, prima o dopo che sia nato, è qualcosa di un po’ diverso. Innanzitutto perché è qualcosa che si cerca di non voler vedere: fa così paura, così tanto male, anche solo pensare a queste piccole vite spezzate troppo presto, che solo raramente si trova la possibilità di parlarne, riconoscerle, accoglierle. Eppure la perdita di un bambino, in tutta la sua drammaticità, è qualcosa che capita molto più spesso di quanto si pensi, e questo fatto che non se ne parli o che si cerchi di minimizzare, aumenta la fatica che i genitori in lutto devono affrontare per poter elaborare questo lutto.
Perdere un bambino è diverso perché quando tuo figlio muore, muoiono con lui tutti i sogni, le speranze, tutto ciò che avevi immaginato e pianificato per il futuro. Perché lui era così piccolo, aveva tutta la vita davanti, e tu stavi piano piano imparando a cambiare con e per lui. E d’un tratto tutto si ferma, e tu ti trovi in corsa su un treno verso il cambiamento, ma senza più binari a portarti, senza più prospettive davanti. E devi ripartire da capo. Ricostruire un futuro già diventato passato.

Perdere un bambino è diverso perché non ti resta quasi nulla di lui: nulla che tu possa condividere con gli altri per parlare di lui, per ricordarlo; nulla che ti aiuti a costruire le sue memorie; nulla che costituisca la sua storia. È difficilissimo perché rimane il terrore di dimenticare, la paura che gli altri dimentichino o non vogliano ricordare.

Perdere un bambino è diverso perché ogni singolo giorno non si può fare a meno di chiedersi come sarebbe stato. Ogni singolo avvenimento è un avvertimento che si sarebbe potuto vivere con lui. E anche le cose più piccole e banali, si trasformano in grandi punti di domanda: come sarebbero stati i suoi occhi? Avrebbe amato la cioccolata? Avrebbe fatto i capricci per guardare i cartoni? Avrebbe voluto giocare a calcio? O forse fare nuoto? O gli sarebbe piaciuto ballare? 

Perdere un bambino è diverso. È diverso soprattutto perché ci si sente soli. E basterebbe poco per lenire almeno questa solitudine: basterebbe accettare, ascoltare, accogliere. Basterebbe non fingere che “c’è di peggio”, non sostenere che “ne farete altri, non ci pensare”, non concludere che “capita spesso, non ti ci fissare”.

Basterebbe dare uno spazio a questi bimbi, riconoscendo che sono esistiti, anche se solo per poco tempo, e che esisteranno sempre, nell’amore di chi li ha desiderati e attesi.

Dott.ssa Giulia Schena

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