Io gioco, tu giochi… Noi cresciamo!

Ormai è stato detto tante volte: “il gioco è una cosa seria”; nonostante sia risaputo, è spesso difficile capire come e con cosa giocare, capire quali giochi siano migliori, e soprattutto, capire quale utilità abbia il gioco.

La prima, imprescindibile, funzionalità del gioco è quella di far divertire; si divertono i bambini, naturalmente, ma anche gli adulti che riescano a entrare in un’atmosfera giocosa e a scrollarsi di dosso per un momento le responsabilità, gli impegni e le preoccupazioni quotidiane.

giocare

Ma, benché spesso si pensi che questo sia l’unico senso del giocare (e ciò comporta il rischio di inibire la voglia di giocare dei bambini), le attività ludiche hanno un sacco di altri scopi e potenzialità.

In primis è bene tenere sempre presente che il gioco permette di imparare tante cose, mettendosi all’opera, manipolando, testando, inventando. Il gioco ha, infatti, un ruolo importante nello sviluppo affettivo, cognitivo e sociale.

Sviluppo Affettivo: Il bambino, fin da piccolissimo, esplora sé stesso e l’ambiente circostante, imparando a riconoscere le reazioni delle figure che lo accudiscono e con le quali crea una relazione di attaccamento. Giocare permette di vivere esperienze divertenti e gratificanti, dando la possibilità di imparare a fidarsi dell’ambiente circostante e di diventare sempre più curiosi. Inoltre, anche nell’interazione con gli altri, permette di dare vita a diverse emozioni, in modo sereno e non troppo toccante.

Sviluppo Cognitivo: Giocare stimola la memoria, l’attenzione, la concentrazione e favorisce lo sviluppo di schemi percettivi, la capacità di confronto, la voglia di creare relazioni. I bambini si impegnano nel gioco, trovando modalità che permettono di scoprire cose nuove; inoltre le regole alla base dei giochi aiutano i bambini ad entrare nell’ottica dell’interdipendenza e della necessità di accordarsi per raggiungere obiettivi comuni.

Sviluppo Sociale: Mano a mano che il bambino cresce diventa sempre più abile a relazionarsi con gli altri. Mentre nel primo anno di vita il gioco è di tipo solitario, tra il secondo e il terzo anno diventa parallelo (si ha piacere di giocare con altri bambini, sebbene ognuno si occupi di una propria attività, slegata a quelle degli altri), e poi, tra il quarto e il quinto anno comuncia a svilupparsi il gioco sociale in cui la relazione con gli altri è privilegiata.

Se tutto questo non fosse sufficiente, il gioco è importantissimo per i bambini sia per esprimere ciò che provano (dato che altrimenti non saprebbero farlo, sia perché mancano loro specifiche abilità linguistiche, sia perché alcune tematiche possono risultare troppo delicate), sia per esorcizzare paure e malesseri.

Nel gioco ognuno può mostrarsi come vuole, perché la premessa implicita è quella che ciò che si esprime è simulato e controllato: si sta “facendo finta”, quindi anche le connotazioni più negative o preoccupanti possono essere espresse. Per questo è importante che gli adulti giochino con i bambini e cerchino di cogliere gli spunti che questi offrono: per aiutarli a sentirsi liberi di mostrare ciò che sentono e per esorcizzare le paure.

Inoltre il gioco fa sì che tutti, adulti e bambini, ci si senta sullo stesso piano: così si possono condividere momenti di serenità, di apertura reciproca, di confornto. Durante il gioco ci si diverte, si percepisce di trascorrere insieme tempo di qualità, e si sente la vicinanza emotiva gli uni degli altri, aprendo le porte all’empatia e al sentirsi compresi.

Spesso gli adulti, soprattutto i genitori, trovano l’idea di giocare con i loro bambini esautorante (come se si perdesse il proprio ruolo alla cima della gerarchia famigliare) e una perdita di tempo. Invece trovare un momento e un modo per condividere momenti ludici, permetterebbe anche a loro di spogliarsi per un momento delle preoccupazioni e di vedersi “dal di fuori”, in maniera più ironica e più leggera.

famglia

Una famiglia che gioca insieme è una famiglia che si dà la possibilità di sorridere insieme, di sfogare in tranquillità quello che si percepisce come problematico e di sentirsi almeno per un po’ in un altro mondo, più allegro e spensierato. Inoltre è una famiglia che permette ai propri bambini di fare i bambini, di non sentirsi sempre inseriti in attività strutturate in cui essere guidati e non poter esprimere più ampiamente sé stessi, di sentirsi accettati e riconosciuti dai propri genitori.

Giocate insieme, divertitevi senza paura, spegnete per un attimo la razionalità e i pensieri sulle preoccupazioni e sui problemi di ogni giorno. Giocando insieme non impareranno solo i bambini, ma anche i grandi potranno scoprire mondi, emozioni, idee nuovi.

Dott.ssa Giulia Schena

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