La facciamo sta nanna?!

I bambini, si sa, amano le routines. Questa è un’arma a doppio taglio perché se si asseconda troppo questo bisogno si rischia di non poter più fare nulla che esuli dalle precise abitudini del bambino, ma se non si asseconda per nulla si rischia di renderlo ingestibile. Anche in questo caso, dunque, ci vuole una mezza misura.

I rituali per i momenti importanti della giornata sono un buon compromesso. Non bisogna dimenticare, infatti, che le routine piacciono ai bambini perché li fanno sentire tranquilli e sicuri: sapere già cosa succederà, cosa aspettarsi da sé e dagli altri, permette di affrontare più serenamente la situazione. Quindi i momenti più critici sono quelli in cui è più importante essere organizzati. Ad esempio: il saluto prima di separarsi, la pappa, la nanna.

Tra questi, il momento della messa a letto è spesso uno dei più problematici nelle case di quasi tutte le famiglie. Ci sono diversi buoni motivi per gestire meglio questo momento. Ad esempio:

  • La sera si è tutti più stanchi e basta un attimo perché un piccolo screzio si trasformi in una tragedia
  • Chiudere in bellezza la giornata permette di andare a letto più rilassati e dormire meglio
  • Salutarsi serenamente fa sì che si porti con sé nel momento del sonno un ricordo positivo delle relazioni con i famigliari
  • Evitare infiniti tira e molla ogni sera ha un impatto positivo sulla sanità mentale dei genitori.

Ma è impossibile! Quando è ora di andare a letto il mio bambino comincia a combinarne di tutti i colori… Dal pigiama, al lavaggio dei denti, al bacio della buonanotte… È tutto un rincorrersi. OGNI SACROSANTA SERA.

Siete tra i genitori che vivono questa esperienza? Ecco, allora ho una cattiva notizia: non è che non riusciate a creare una routine, il fatto è che la routine, ormai, è questa. Per un motivo o per l’altro, in un modo o nell’altro, l’aspettativa del vostro bambino quando è ora di andare a nanna è che avvenga questo finimondo. Ma c’è anche una buona notizia: siete ancora in tempo per cambiare lo status quo!

Potrebbe non essere una passeggiata, perché sappiamo bene che cambiare un’abitudine non è semplice, ma con un po’ di costanza e alcuni accorgimenti potreste riuscire a migliorare notevolmente la situazione. Se ci volete provare, preparatevi da parte gli ingredienti fondamentali: fantasia, fiducia e…pazienza. Soprattutto pazienza. L’impasto di questi tre ingredienti è più o meno questo: trovare con fantasia dei rituali/giochi che siano specifici per la vostra famiglia e che richiamino le vostre abitudini; avere fiducia che questi rituali funzionino (e averla davvero, non solo per modo di dire… Con i bambini quando si fanno le cose è bene esserne convinti, perché se sentono che i grandi tentennano per loro è una causa persa in partenza); non mettere fretta al tempo e coltivare con pazienza queste nuove, più funzionali, abitudini.

Alcuni esempi di giochi/rituali che possono essere utilizzati nel momento dell’organizzazione della messa a letto possono essere quelli descritti qui di seguito, ma ricordate che ogni cosa va calata nella realtà in cui ci vive, quindi modificateli a piacere secondo le vostre attitudini.

  • La gara: mettere il pigiama, fare pipì e tutto l’iter che dovrebbe avvenire prima di coricarsi è una infinita, f r u s t r a n t e, battaglia? Trasformatela in una gara! Il primo che si mette il pigiama, chi fa la pipì più lunga, chi sistema meglio i vestiti tolti dopo la giornata. Se anche i grandi si mettono al livello dei bambini, questi ultimi sono generalmente ben disposti a seguirli… E un momento in cui ci si diverte insieme non può certo far male prima di salutarsi per la nanna.

ATTENZIONE: se avete figli particolarmente competitivi su tutto o particolarmente attivati al pensiero di “arrivare primi” questa strategia probabilmente non fa al caso vostro.

ATTENZIONE 2: è meglio non usare questo rituale per le cose che vanno fatte con un po’ di perizia (come il lavaggio dei denti, delle mani, del viso…).

  • L’aspettativa irreale: “Ma perché non ti sei ancora messo il pigiama? Dai lo so che sei capace!!”.. Questa frase e tutte quelle analoghe non funzionano più?! Provate a rovesciarla! “Dai lascia che ti dia una mano, sei ancora piccolo per mettere il pigiama da solo!” oppure senza rivolgervi a lui, ma parlando con l’altro genitore “Ma sei davvero sicuro che sia capace?”. Ai bambini in genere piace mettersi alla prova,  piace dimostrarsi all’altezza, piace prendersi un “bravo” (insomma, se possono vincere facile non si tirano certo indietro!).

ATTENZIONE: se avete figli particolarmente insicuri, o che stanno affrontando un periodo stressante, o che in effetti stanno ancora acquisendo l’abilità in oggetto, meglio evitare di mettere altra carne al fuoco.

  • Lo zoo nella bocca: lavarsi i denti è una tragedia? Non c’è modo di farlo spazzolare per bene né di potergli dare una mano a farlo nel modo giusto? Si può provarci con un gioco! “Mamma mia ma cosa vedo??! Hai una formichina nella bocca! E guarda là c’è anche un ragnetto… Addirittura una giraffa…”. I bambini entrano ben presto e di buon grado nelle atmosfere magiche e fantasiose, e immaginare di spazzolare via tanti animali dalle loro boccucce sarà più divertente (e più stimolante) del banale spazzolare via la placca.
  • La storia (che rende divertente la normalità o che la ribalta esorcizzando i problemi): i libri della buonanotte sono un toccasana per la creazione della routine della sera. Ce ne sono moltissimi, di tutti i tipi e per tutti i gusti. Ognuno può scegliere quello che preferisce e che più si addice alle abitudini della propria famiglia. Alcuni esempi? “Che fatica mettere a letto papà” (di Carolie Saudo) capovolge la realtà, raccontando di un bambino che deve rincorrere il padre per farlo dormire: successo assicurato con i bambini che sono soliti scappare in giro, perché possono rivedersi senza sentirsi sotto accusa; “Buonanotte a tutti” (di Chris Haughton) se un po’ teatralizzato farebbe venire sonno anche a un campione di insonnia: se siete bravi attori non fatevelo scappare!; “E poi mi addormento” (di Lucia Salemi) riesce a far sorridere mostrando cuccioli che cercano di non dormire, ma ben presto si appisolano tra le coccole della mamma. E se non trovate nessun libro che fa al caso vostro?? Inventate una storia! I vostri bimbi la adoreranno e ne saranno estremamente affascinati al pensiero di averla creata insieme a voi.

ATTENZIONE: cercate dei libri adatti ai vostri bambini non solo per la tematica, ma anche per la lunghezza e le illustrazioni; inoltre la scelta deve essere legata all’effettivo interesse del bimbo per la lettura: meglio un libro breve e in rima per un bambino che non ama seguire le storie, anche se è grandicello.

  • La scatola dei baci della buonanotte: salutarsi la sera equivale al saluto di un soldato che parte per la guerra? Lasciar andare la mamma e il papà è t r o p p o difficile e spaventoso? Il vostro bambino vuole le coccole, altre coccole, ancora un po’ di coccole? Innanzitutto non negategliele: ci vuole una gran dose di coraggio per abbassare le difese e lasciarsi andare alle braccia di Morfeo. Ma se la faccenda si fa troppo lunga e rischiate di perdere la pazienza (e non è il caso di salutarsi con il broncio), cercate un modo per lasciare al vostro piccolo una dose extra di coccole, che rimanga con lui anche se voi vi allontanate. La scatola dei baci della buonanotte è un modo divertente e allegro per salutarsi, ma può anche essere una ricarica di coccole. Sono tante carte con tanti tipi di baci: ogni sera se ne può scegliere una (o qualcuna), scambiarsi reciprocamente il tipo di bacio scelto e poi ricaricare la carta di baci extra e lasciarla sotto il cuscino all’occorrenza.

ATTENZIONE: esiste in commercio una versione di questo “gioco”, ma è possibilissimo anche creare la propria scatola dei baci casalinga.

ATTENZIONE 2: la scorta extra di baci può essere lasciata anche su un peluche o su un indumento.

  • Il lasciar fare: ci sono dei comportamenti proprio insopportabili o delle richieste proprio fastidiose per quanto sono ridicole. “Voglio dormire con la luce accesa”, “voglio mettere la testa dalla parte dei piedi, “dormo per terra”… e chi più ne ha, più ne metta! Prima di contestarle pensateci bene. Innanzitutto perché è molto più probabile che i bambini le lascino perdere se vedono che a voi non importa granché e che a farne le spese sono solo loro, e poi perché le regole che è importante che i bambini rispettino ogni giorno sono un’infinità, quindi dove si può lasciar correre senza fare eccessivi danni, conviene farlo (altrimenti è un continuo tira e molla!).

ATTENZIONE: se vi siete impuntati fino a ieri perché qualcosa non venisse fatto, non potete lasciar correre di punto in bianco senza spiegazioni, altrimenti sembrerà semplicemente che gliel’abbiate data vinta. In questo caso, piuttosto, dite che ci avete riflettuto e avete realizzato che non è poi così una cattiva idea.

  • L’abbraccio di famiglia: cosa c’è di meglio di chiudere la giornata in bellezza, con un incontro ravvicinato tutti assieme, condividendo un momento di coccole “gratuito” (ovvero non legato a qualche attività particolare o a qualche persona in particolare)? Prima di andare a letto (o anche prima di andarsi a cambiare) trovarsi tutti (mamma, papà e figli, che siano uno o più di uno) e stringersi in un cerchio in cui ci si scambiano baci a vicenda rende più tenero il momento, distende gli animi e rende più propensi a collaborare. Inoltre, cosa non meno importante, mette in circolo emozioni positive in tutti i membri della famiglia (grandi compresi!!!!)… E c’è sempre un gran bisogno di calore e emozioni positive.

Naturalmente questi sono solo alcuni esempi, che possono essere adattati caso per caso o trasformati secondo necessità. Quando si introducono dei cambiamenti è sempre bene tenere presente che sono dei tentativi: vanno testati per un po’, ma poi se non funzionano vanno lasciati scivolare via, per lasciare posto a qualcos’altro, senza rammarico e senza delusione.

La cosa importante per una nanna più serena sarebbe quella di creare una routine sempre più o meno uguale, che permetta ai bambini di vivere con più tranquillità la situazione, ma anche ai grandi di sapere più o meno cosa aspettarsi, senza l’accumularsi di arrabbiature e frustrazioni.

Dott.ssa Giulia Schena

P.S. e voi che strategie usate per la messa a letto dei piccoli? Se avete voglia condividetele nei commenti

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“Ma è bravo?! Dorme??” – quando il crescere un figlio incrocia il momento della nanna.

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L’argomento “nanna” con tutte le sue sfaccettature è un argomento molto dibattuto e in giro si possono trovare un’infinità di opinioni differenti, ciascuna delle quali assume di essere la migliore, corretta e incontrastabile.
Tra l’altro il sonno dei bambini è un tema centrale nei confronti e nelle discussioni tra mamme. Inoltre il fatto che un bambino dorma o non dorma viene utilizzato come metro per la valutazione della bontà del bambino e della capacità dei genitori.

E allora che fare? Dormire insieme o ognuno per sé? Fissarsi su modalità e rituali precisi o gestire la faccenda sera dopo sera?
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Nel parlare della nanna si può partire da una prima, importante, distinzione: tra bed-sharing (dormire nello stesso letto) e co-spleeping (dormire nella stessa stanza); mentre il primo è assolutemente sconsigliato nei primi mesi di vita (nonostante molti pensino e dicano: “beh, che vuoi che succeda? nessun genitore schiaccerebbe mai il suo piccolo”, in realtà ciò accade, e non è nemmeno raro quanto si pensa), il secondo è caldeggiato finché i bambini sono molto piccoli perché permette un miglior controllo su di loro e una maggiore vicinanza fisica in un periodo in cui essa è fondamentale (in particolare il periodo dell’esogestazione, che dura fino a 6-9 mesi circa).

Fatta questa distinzione e superati i primissimi mesi di vita, si apre un mondo sulla gestione della nanna, talmente ampio che si può dire che non ci siano due famiglie che la gestiscano nello stesso modo (e va bene così, dato che è una di quelle cose che si va a definire all’interno dello stretto rapporto triadico mamma-papà-bambino).

Nonostante questo, schiere di specialisti si propongono di “insegnare” ai genitori come sia meglio, anzi come sia giusto, far dormire i propri bambini.
Anche in questo ambito, mi sembra che al giorno d’oggi quello che manca siano le mezze misure: o bed-sharing fino all’adolescenza, o lasciarli piangere nel loro lettino a due giorni di vita. Spesso chi caldeggia il dormire tutti assieme appassionatamente, si appella all’idea della naturalità del contatto. Questa idea mi trova assolutamente d’accordo per i primi mesi di vita (diciamo fino ai 9-12 mesi), ma successivamente risente dell’influenza della società: è inutile dire che in origine eravamo animali, che in natura fanno così, eccetera eccetera, perché in natura se la mamma molla un secondo il suo piccolo, questi diviene facile preda di un sacco di potenziali aggressori. Inoltre, in natura, nessun animale è dipendente dai genitori per 20 anni (o più) come l’essere umano.
Chi invece propende per l’idea di far dormire i bambini da soli, a costo di farli piangere e disperare (senza prendere minimamente in considerazione i bisogni di contatto e di rassicurazione di piccole creature che fino a un momento prima vivevano al sicuro della pancia della loro mamma), si impunta sull’importanza di una presunta autonomia e di una centralità della coppia e della tranquillità dei genitori. Ecco, a questo proposito mi viene solo da chiedermi se i genitori, prima di diventare tali, non avessero messo in conto che i loro piccoli avrebbero avuto bisogno di loro e avrebbero modificato le loro abitudini e i loro equilibri.

Insomma un po’ di buonsenso?!
Per quanto riguarda, in particolare, la nanna, un conto è condividere la stanza nei primi mesi di vita, magari dormire qualche volta nel lettone tutti assieme, assecondare i bisogni e le paure del bambino, un altro è dormire tutti insieme per partito preso perché c’è bisogno di alto contatto (che spesso è più un bisogno della mamma che del bambino e che, poi, diventa più un abitudine che un bisogno). I bambini hanno bisogno anche di sentirsi indipendenti e di sentirsi capaci di fare le cose da soli, quindi passare pian piano dalla stessa stanza a ognuno nella sua non può far loro che bene. Certo, questo non significa che da un giorno all’altro si piazza il bambino, abituato al caldo letto dei genitori, nella sua stanza, al buio, da solo, a piangere finché non crolla. Ma un pochino alla volta, coi riti della nanna, le favole, la mamma che sta accanto al letto con la sua mano intrecciata a quella del bambino finché non si addormenta.
Si dovrebbe cercare di assecondare l’indole del proprio bambino, senza però farsi guidare troppo da quelle che sono le ansie di noi genitori e guardando realmente i suoi bisogno.

E, per concludere, un’ultima considerazione: la nanna dei bambini ha caratteristiche specifiche, durata specifica e modalità specifiche (un articolo in merito qui). È bene conoscerle per non addossarsi colpe e sentimenti di incapacità.
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Dott.ssa Giulia Schena